La Madama Pullarola

CHI: L’Effimero Meraviglioso e Il Laboratorio Teatrale di Fossa
QUANDO: Sabato 1 Agosto 2009, h. 21,30
DOVE: Piazza Mercato
INGRESSO: Gratuito
————————————————————————————————-

Lo spettacolo si potrebbe definire uno spettacolo teatrale con musica o un concerto con parola. In scena infatti oltre all’attrice Miana Merisi, l’orchestra d’archi “Serafino Aquilano” che a volte sottolinea, a volte accompagna, a volte fa da padrona della scena, con brani, alcuni inediti, altri poco conosciuti tutti di autori abruzzesi. Un particolare importante e curioso: con l’orchestra canta, accompagnato anche dalla sua chitarra, il cantante popolare Michele Avolio che propone canzoni frutto di una importante ricerca musicale sul territorio. La Madama Pullarola è il titolo di una filastrocca antica e bislacca che mio padre mi aveva insegnato quando ero bambina. Per me racchiude e rappresenta la mia infanzia, un passato dove il mio paese appare, nei miei ricordi, un po’ sfocato forse, in bianco e nero di sicuro, ma vivo di storie e personaggi. Come vivo di storie e personaggi era, e lo è ancora, tutto l’Abruzzo: storie a volte vere, altre volte raccontate come se lo fossero, e personaggi, alcuni partoriti dalla fantasia popolare, altri realmente vissuti in qualche posto.

E la Madama Pullarola racconta un mondo lontano in parte scomparso e sconosciuto ai più giovani: “Me lo ricordo il barone, io l’ho conosciuto, era alto robusto, non rideva mai…” … “Come chi è Pasquale Baiocchi? È’ stato un grande, il padrone del fuoco, dello scoppio. Un anno andò a Londra, per partecipare ai campionati del mondo di giochi pirotecnici…” … “Adesso ti curerò io, la tua è una malattia che non si può curare con le medicine dei medici, quelle quando arrivano nel tuo corpo non sanno con chi prendersela…” … “Quante partenze u povere marit me’, ricordo i saluti sulla porta coi figli schierati, ogni anno uno in più, u povere marit me’… du spalle che se ne ievene e se girevano ogni tant a salutamme… Ora in terra d’Abruzzo i miei pastori lascian gli stazzi…la famiglia lasciavano!” … “Non solo devo fatica’ per mettere da parte ma devo difendermi da chi me la vuole portare via. Come che cosa? la cosa mia!

Chi me la vuole portare via? le streghe! Solo la luce del giorno temono e tu le devi tenere impegnate tutta la notte a contare… Dietro la porta ci ho messo una coda di tasso” … “Aiuto! aiuto! Arriva la scommersa! ma a noi non ci acchiappava mai, perché ci rifugiavamo sotto gli archi, e di archi ce ne sono al mio paese…” … “Il giorno appresso a quello fu una giornata come quando il sole non c’è. Non c’era proprio il sole, il grano più non c’era, il padrone guardava con gli occhi ora sbarrati, la gente anche guardava, ma con gli occhi di sempre. Non aveva voluto dare un pezzo di pane, quei campi fatti apposta per esser generosi, adesso non potevano, schiacciati dal pietrame, mischiato a terra fredda che è fatica scaldare, una montagna ormai, un monte per sempre, il monte sotto Fossa, quello è Cerro, bambino”. E’ vero, c’è nostalgia in questo spettacolo, una sana nostalgia per un mondo che sta scomparendo e proprio per questo giusto ricordare, perché ci sia continuità e armonia nel processo del cambiamento, perché ci sia un futuro con gambe forti poggiate su un terreno solido.

E c’è amore per la propria terra, per il proprio paese, il senso dell’appartenenza e la consapevolezza di avere delle radici. Io credo che questi siano valori belli, da comunicare soprattutto ai giovani, per aiutarli a essere cittadini del mondo sapendo vivere e riconoscendosi in una parte del mondo.

Questo scrivevo nel 1999 quando lo spettacolo è stato prodotto dalla compagnia che io dirigo in Abruzzo. Oggi, dopo 10 anni, in un momento molto particolare, lo ripropongo prodotto da L’Effimero Meraviglioso per ribadire l’amore per la mia terra ma anche per farla conoscere in una prospettiva diversa da quella del dolore e della distruzione.

Maria Assunta Calvisi