Briganti

Gianfranco Berardi - BRIGANTI foto di Sara Minelli

Briganti

Compagnia Berardi-Casolari

Teatro Stabile di Catania

Di e con: Gianfranco Berardi

Assistente alla regia e luci: Gabriella Casolari

Con la super visione di: Marco Manchisi

produzione: Compagnia Berardi – Casolari

con: Gianfranco Berardi

in collaborazione con: Teatro Stabile di Catania

quando: 12 agosto

orario: 21,30

dove: Teatro Di Piazza Mercato

Briganti:

Spettacolo vincitore del concorso internazionale “L’altro Festival” di Lugano edizione 2005.

Il progetto dal nome “Briganti” nasce nel febbraio 2000 attraverso un primo lavoro di ricerca prettamente storico – sociale. Studiando, leggendo e ricercando su libri di storia, su testi di autori contemporanei (uno fra tanti Tommaso Pedio), e documenti rinvenuti in biblioteche, è nata la volontà di rendere sottoforma teatrale, di descrivere attraverso la messinscena, quelle emozioni e quelle atmosfere vissute in questa prima fase del lavoro.

Il progetto infatti affronta le tematiche del brigantaggio meridionale post-unitario (1860-61); la scena si svolge in una cella delle carceri del ex- Regno delle Due Sicilie, dove, attraverso le memorie di un giovane ventiseienne caduto prigioniero in battaglia, si rivivono avvenimenti ed episodi che hanno segnato la vita delle popolazioni del Mezzogiorno d’Italia prodotti dallo scontro fra  il nuovo ordine costituito e reazionari. L’intero universo dei fatti narrati trae spunto da documenti storici di vicende realmente accadute e spesso tralasciate dalla storiografia ufficiale.

Ad essi, però, si miscela il mondo della tradizione orale popolare non privo di spunti fantastici.

Il testo trasforma in sogno realtà crudeli, ironizza su temi, nostro malgrado, ancora vivi, ponendo attenzione sulle radici “culturali” del problema, cercando di non cadere in una retorica politica. “L’ignoranza genera violenza, violenza genera violenza” è uno dei principi che si intende trasmettere con il lavoro. Un solo attore in scena con una sedia, cerca di manifestare un taglio di una storia ancora per un certo verso negata, ancora attuale e sicuramente universale; mette in scena particolari, dettagli, racconti ispirati a precise zone o personaggi storici evitando di chiudere il tutto in una realtà spaziale circoscritta, senza alcuna narrazione filologica della storia. Scene e luoghi della memoria sono affidati al lavoro delle luci.

Alla vita di Carmine Crocco, alla quale molte biografie di eroi celebri possono essere paragonate e alle sue scorribande nelle province lucane, è liberamente ispirato il lavoro, in quanto testimone di ribellione come reazione e non rivoluzione.

Noi siamo come la serpe, se non la stuzzichi non ti morde

(Carmine Crocco in un interrogatorio)

Confidenze dell’autore

Immagina di vivere in un Paese che un bel giorno viene invaso, a tua insaputa ma per il tuo bene, da uno stato straniero.

Immagina di combattere a favore dell’invasore per liberarti del tuo governo di cui ti senti schiavo e di lottare per il  possesso, promesso, di un lembo di terra, la tua, non appena il vecchio sovrano sarà sconfitto.

Immagina di vincere la guerra ma di ritrovarti senza terra né difese, in uno stato governato da facce diverse ma gestito nella solita maniera  dai soliti funzionari contro cui hai protestato, e di essere preteso dall’esercito del nuovo regno a fare il soldato, abbandonando la terra che ancora una volta lavorerai come schiavo, la casa , gli affetti e l’idea di giustizia.

Immagina che questa sia la storia del tuo paese  e di ogni  altro paese  la cui unificazione abbia prodotto guerre civili , riportate dalla storiografia  ufficiale come assestamenti geo-politici.

Cos’altro se non la rivolta, sfogo naturale della rabbia crescente , derisa ed ignorata, che nei poveri contadini accadeva a proposito dell’unità d’Italia.

Questi siamo noi, questo è il nostro giovane paese, questa è la nostra storia od almeno la  parte da noi indagata del brigantaggio meridionale all’epoca dell’annessione (o conquista) del sud Italia ad opera del governo piemontese che produsse 1 milione di caduti sul campo quando la nazione da costituire contava 27 milioni di abitanti.

I Briganti bande armate passate il più delle volte alla storia come masnadieri o banditi mossi da puro spirito delinquenziale, sono da noi rivissuti e messi in scena  come metafora  di ribellione  al potere costituito ed al contropotere opportunista, come rappresentanti di una classe disperata e disonorata senza più prospettive che non ha altre vie di fuga se non la macchia, il cui motto diviene necessariamente: ”meglio morire in piedi che continuare a vivere così in ginocchio… in un paese come questo dove il bene già è poco e quel poco che c’è, chi ce l’ha , preferisce tenerlo stretto a sé anche a scapito di suo fratello…..io, in un paese così, non voglio più fare finta di niente”. .

Gianfranco Berardi

Estratti stampa:

La presenza scenica di Gianfranco Berardi è decisa, nervosa e quanto mai movimentata e mutevole……. Qui Berardi procede ad uno straordinario montaggio in cui appaiono generali garibaldini, aristocratici di provincia, il prete, tutti d’accordo ormai nell’accettare il nuovo corso degli eventi…… e una sedia che si trasforma in un’arma o in prigione e magari in una donna da portare sotto braccio all’altare.

Il Sole 24 ore – Antonio Audino

… questo giovane attore (anche regista e drammaturgo) si espone mezzo rotto a chi lo guarda, rendendo fisica ogni parola, ogni passaggio, di questa scabrosa vicenda umana…… Letteralmente, Briganti è un monologo, ma non si vedeva da tempo un palcoscenico così affollato….. Il bel disegno luci di Gabriella Casolari esalta il viaggio di confine – confine dell’io,  confine del mondo – di un artista fuori dal comune che sa cosa sono le emozioni.

Liberazione – Katia Ippaso

In scena ci sono una sedia, un pentolino e una lampada appesa, i personaggi sono nove e cambiano sesso e dialetti, ma è uno solo l’interprete, Gianfranco Berardi, Oscillando tra il dialetto stretto, l’italiano e certi accenti nordici, il protagonista in sogno evoca la mamma, la sua ragazza, il prete che li sposa e  fa la predica, i compagni di lotta e Garibaldi in persona, con grande facilità sua e felicità di chi lo vede trasformarsi e mutar ambiente  grazie alla voce e ai gesti, sfruttando magistralmente le luci da lui impostate, che a un certo punto gli consentono pure di montare un dialogo tra tre personaggi ottenuti illuminandosi rispettivamente la guancia destra, la sinistra e il viso di fronte.

La Repubblica – Franco Quadri

“…Bello l’uso della luce – e davvero sorprendenti sono gli innumerevoli modi in cui viene utilizzata la sedia in scena, unico elemento a dialogare concretamente, fisicamente con l’attore…Uno spettacolo, Briganti, con la supervisione di Marco Manchisi, costruito di frammEnti, situazioni, quasi una sorta di coreografia dei gesti, dei movimenti, delle parole, limpida e scandita, capace però anche di coinvolgere profondamente gli spettatori. Un eccellente lavoro salutato da lunghi, lunghi applausi..”

Valeria Ottolenghi Gazzetta di Parma

“Un emozionante monologo che parla della riunificazione d’Italia con parole che sembrano scritte per descrivere l’oggi”

Ma la proposta non vive solo di una drammaturgia che schiva la retorica adottando sorprendentemente una struttura in rima che per un verso ricorda la ballata popolare e per l’altro consente un distacco dalla materia trattata ma anche per l’intensa presenza di un protagonista che fornisce voce a mille personaggi utilizzando il buio come spazio scenico nello stesso tempo prezioso e claustrofobico ed una sedia che diventa donna amata, bosco per tendere agguati, prigione reale e metaforica per un esistenza qualsiasi costretta dagli eventi a mostrarsi quasi eroica….”

Nicola Viesti Corriere del Mezzogiorno