Il Sogno Svanito

Stefano Ledda PH KATIA MASSA - di chi è l'acqua

Il Sogno Svanito di chi è l’acqua (ANNULLATO)

Dal libro di A. Cossu “Il Sogno Svanito”

produzione Teatro del Segno

Adattamento e regia: Stefano Ledda

produzione: Teatro del Segno

con: Stefano LeddaAndrea Congia (chitarra) – Su Cuncordu Lussurzesu (canto polivocale)

in collaborazione con: il Centro di Cultura Popolare UNLA, l’Associazione Pro Loco di Santu Lussurgiu e la Biblioteca Comunale di Santu Lussurgiu

quando: 11 agosto

orario: 21,30

dove: Teatro di Piazza Mercato

Lo spettacolo: 1960 Nello spazio nero della scena un uomo, in sindaco, racconta attraverso le emozioni, le parole, la musica, il Canto Polivocale ed il suo suono che scorre profondo e poi affiora potente intriso dell’anima di una comunità,  il paese di Balonia. Un piccolo comune di un immaginario Nuovo Stato Sovrano, che corre il rischio in nome della “mitologia” dell’industria, di veder cancellata la propria identità, di veder violato il proprio arbitrio, di essere privato del diritto all’acqua, alla vita.

Un testo intenso, quasi una confessione, che tratteggia l’entusiasmo, la delusione, l’angoscia, d’un uomo, di un Sindaco neo eletto, nello scoprirsi impotente nel tentativo di cambiare, di interrompere l’inerzia del ristagno politico e sociale del suo paese.

Una stasi “piena di soluzioni facili, improvvisate, gradite magari al popolo, perché riescono a dare tutta la gallina oggi ammazzata spennata cotta già in tavola.” Una storia di passione e di impegno di senso del dovere del buon “padre di comunità” che cerca di condurre la sua “famiglia” nel difficile “guado” di una transizione economica e sociale.

Note di regia: Leggere “il sogno svanito” di Antonio Cossu, dopo aver incontrato i suoi versi né “I monti dicono di restare”, ha fatto nascere fin da subito la voglia di portare, il libro, l’autore e le riflessioni contenute in questo testo pubblicato postumo, sulla scena.

Raccontando, attraverso lo spettacolo, ideali, pensieri, esigenze, sogni e delusioni che sembrano sovrapporsi perfettamente con l’attualità feroce alla nostra società. Ascoltando e riascoltando tra questi pensieri, forse il più semplice, forse il più ovvio: l’acqua è la vita per ciascuno di noi, per ogni comunità, paese o popolo. E costatando questa disarmante ovvietà riaffermare che: il solo pensare di consegnare allo sfruttamento economico privato l’acqua, è decidere di contemplare l’ipotesi di concedere una parte fondamentale delle nostre cellule/comunità, del nostro organismo/società, ma anche, in modo ancora più concreto, di cedere allo sfruttamento un diritto del nostro corpo, un bisogno delle nostre vite, scegliendo di derogare al diritto che ciascuna di esse ha di continuare.

Stefano Ledda

La musica – il canto polivocale

I canti inseriti nello spettacolo, tutti tramandati oralmente, sono tratti dal repertorio tradizionale Lussurgese, sempre eseguiti rigorosamente a quattro voci, denominate in sardo: “bassu”, “contra”, “oghe” e “contraltu” (basso, baritono, tenore e controtenore). Tradizione nella quale, i canti popolari eseguiti nei secoli passati per allietare le feste vennero influenzati poi, dai canti monodici gregoriani, dando così origine ad un nuovo filone di canti, più colto, che trova la sua massima espressione, nei canti della Settimana Santa, nell’esecuzione dei quali non viene lasciato spazio ad improvvisazioni. Insieme forse al più rappresentativo tra canti religiosi della settimana Santa, “su Miserere“, fanno parte integrante del tessuto drammaturgico musicale dello spettacolo i canti profani a “Sa Pastorina” e “S’istudiantina” quest’ultima peraltro citata dallo stesso Antonio Cossu; “Propose di continuare con s’istudiantina. Si alzarono e si avvicinarono altri tre per costituire il coro. Alla “voce” si unirono “contralto”, “contra” e “basso” in un’armonia antica di secoli.

Cantarono una canzone che mio padre cantava con gli amici e a me piaceva per il significato proprio e metaforico. – S’achetuzedda mia – chi cando la sezia – tottu mi consolada! – Ma un’istudiante, – Giughìndela a portante – Mi l’at iscontriada!- …

Anno di produzione: 2012

Produzione: Teatro del SegnoSu Cuncordu Lussurzesu

Tecnica utilizzata: teatro d’attore, canto polivocale, video proiezione, chitarra elettrica, pedal board.